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sabato 1 marzo 2014

E' la dignità la vera eredità di Solidarnosc

«Non sono un eroe». Così si schermiva nel 1981 Lech Walesa, storico leader e fondatore di Solidarnosc, a chi, osannandolo, gli domandava quale fosse il “segreto” del suo immenso successo che nel volgere di poco tempo aveva contagiato milioni di polacchi. Lo stesso Walesa proseguiva poi dichiarando che l’unico motivo per il quale moltissima gente lo seguiva era uno solo: perché diceva la verità. «Qualunque sia il sistema se non ci si fonda sulla verità e sull’onestà, non si ha nessuna possibilità. La verità è l’uomo. Non si può fare nulla contro la verità. Non la si può distruggere». Relegare dunque l’esperienza di Solidarnosc ad un passato ancorché recente ritenendola definitivamente tramontata è un’operazione antistorica perché in un tempo in cui l’identità della nostra vecchia Europa vacilla e ci si avvita su discussioni spesso sterili in materia di diritti reali o presunti, l’eredità del sindacato polacco può servire per riportare al centro del dibattito europeo il Soggetto, inteso non come individuo “e vinculis solutus”, ma come persona inserita in un contesto di relazioni più ampie che costiuiscono una civiltà. Da queste preoccupazioni nasce “Operazione Solidarnosc” (Salvatore Sciascia Editore, 2014) di Vincenzo Grienti che, attraverso una rigorosa indagine storica e utilizzando documenti e fonti dell’epoca, vuol mettere in evidenza quel fenomeno assolutamente originale ed inusitato che si è sviluppato in Polonia, un Paese del blocco sovietico ed in piena guerra fredda: la nascita del primo sindacato libero. Si tratta – secondo Grienti – della prima incrinatura al muro di Berlino che sarebbe poi definitivamente crollato nel 1989. Il volume dunque ripercorre la storia della Polonia nel secondo dopoguerra concentrandosi maggiormente negli undici anni (1978-1989) che effettivamente videro lo sbriciolarsi lento ma inesorabile del blocco comunista nell’Europa dell’Est. Il 1978 non è scelto a caso come punto di partenza perché è proprio quello l’anno in cui il polacco Karol Wojtyla diviene Giovani Paolo II, un pontefice che già l’anno successivo durante la visita nella “sua” Polonia mostra a tutto il mondo il profondo legame che esiste con la Sede Apostolica. Le vicende del pontificato si intrecciano dunque con quelle del sindacato guidato da Lech Walesa e con l’intensa attività diplomatica della Segreteria di Stato vaticana in favore della pace, del rispetto dei diritti umani e della dignità di ogni persona. Proprio la parola “dignità” sembra essere – nel testo di Grienti – la chiave per comprendere la portata dell’eredità di Solidarnosc. La grandezza dell’uomo infatti consiste nella sua dignità dalla quale scaturiscono i diritti inalienabili che guidano la persona all’interno delle relazioni che in ogni circostanza storica essa si trova a vivere. 


Pubblicato su La Sicilia domenica 9 Febbraio 2014

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