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domenica 11 settembre 2011

Lo stile come disciplina di vita

La parola stile ricorre frequentemente nei discorsi di tutti i giorni: ci si riferisce ad essa quando si parla di un certo edificio, oppure per collocare in un determinato periodo storico un’opera letteraria, o ancora per indicare un modo di vestire nel quale il termine stesso può divenire un giudizio di valore su una persona, ecc… Ma a ben riflettere il concetto di stile è quanto di più aleatorio e sfuggente ci possa essere poiché esso si rifiuta di essere inscritto nei limiti angusti di una definizione univoca. A partire proprio dalla molteplicità dei significati che tale termine può assumere, sei persone, «non legate tra loro né da discipline né da altri misteriosi elementi […] che non siano la stima e l’amicizia», ciascuna affrontando la questione dalla prospettiva peculiare del proprio campo di ricerca (architettonico, urbanistico, filosofico e letterario), si sono cimentate nel tentativo, definito da loro stesse “ambizioso ed umile”, di trovare una teoria generale dello stile. Ha visto la luce così un interessante volume intitolato “Singolarità e formularità. Saggi per una teoria generale dello stile”, che, fedele al precetto schopenhaueriano, condiviso dagli autori, secondo cui «la prima regola, e forse l’unica del buono stile è che si abbia qualcosa da dire», vuole mostrare come ogni sapere, anche il più specialistico, ha qualcosa da dire a studiosi di altre discipline pena lo smarrimento del senso di unitarietà del contesto in cui questo sapere agisce.


Pubblicato su La Sicilia giovedì 8 settembre 2011

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