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sabato 17 settembre 2011

Aelredo di Rievaulx, il Dottore dell'amicizia

Il nome di Aelredo di Rievaulx potrebbe forse suscitare la stessa nota reazione di don Abbondio descritta da Manzoni nel capitolo ottavo dei “Promessi Sposi” e in effetti la figura di questo monaco cistercense vissuto nel XII secolo è stata fino ad oggi avvolta in un oblio pressoché totale, offuscata certamente dalla personalità imponente del suo più illustre contemporaneo, Bernardo di Clairvaux, di cui egli fu, peraltro, discepolo fedele. Eppure egli fu un personaggio di indubitabile grandezza, sia culturale, emblematici sono i suoi scritti filosofici, teologici ed ascetici oltre ad una vasta produzione omiletica, sia umana, per la paternità con cui guidò i monaci che gli erano stati affidati in qualità di abate di Rievaulx. A ridare lustro a questa figura ingiustamente relegata nei meandri della storia ci ha pensato Enrico Piscione che ha dedicato proprio al monaco scozzese il suo ultimo lavoro: “Doctor amicitiæ. L’itinerario filosofico-spirituale di Aelredo di Rievaulx” (Edizioni Lussografica, 2011). Attraverso un’analisi precisa ed appassionata delle tre opere principali del cistercense infatti l’Autore intende guidare il lettore alla riscoperta dell’originalità e della freschezza del pensiero aelrediano il quale, prendendo le mosse dalla constatazione che l’uomo è imago Dei e che nello stato di natura integra l’amicizia tra l’uomo e Dio era perfetta, affronta il tema dell’amicizia da una prospettiva cristologica, cercando di mostrare come solo Cristo è stato in grado di risanare “la frattura generatasi nel rapporto d’armoniosa amicizia di Adamo nei confronti del Creatore”. L’azione salvifica di Cristo tuttavia, prosegue Aeleredo, non si è svolta solo in un senso per così dire “verticale”, ristabilendo l’antica alleanza tra Dio e l’uomo, ma anche in un senso “orizzontale” perché se gli uomini possono sperimentare tra di loro una amicizia totalmente gratuita e totalmente disinteressata è solo grazie all’esempio di Colui che, come si legge nel Vangelo di Giovanni, dà la vita per coloro che ama. “Naturae simul et gratiae optimum donum”. In queste brevi parole, che sono valse ad Aelredo l’appellativo di “Doctor amicitiæ”, è racchiuso il significato dell’amicizia secondo il monaco cistercense: un dono, “optimum”, frutto allo stesso tempo sia della natura, sia della Grazia.


Pubblicato su La Sicilia venerdì 16 settembre 2011

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