Il nome di Aelredo di Rievaulx potrebbe forse
suscitare la stessa nota reazione di don Abbondio descritta da Manzoni nel
capitolo ottavo dei “Promessi Sposi” e in effetti la figura di questo monaco
cistercense vissuto nel XII secolo è stata fino ad oggi avvolta in un oblio
pressoché totale, offuscata certamente dalla personalità imponente del suo più
illustre contemporaneo, Bernardo di Clairvaux, di cui egli fu, peraltro,
discepolo fedele. Eppure egli fu un personaggio di indubitabile grandezza, sia
culturale, emblematici sono i suoi scritti filosofici, teologici ed ascetici
oltre ad una vasta produzione omiletica, sia umana, per la paternità con cui
guidò i monaci che gli erano stati affidati in qualità di abate di Rievaulx. A
ridare lustro a questa figura ingiustamente relegata nei meandri della storia
ci ha pensato Enrico Piscione che ha dedicato proprio al monaco scozzese il suo
ultimo lavoro: “Doctor amicitiæ. L’itinerario filosofico-spirituale di Aelredo
di Rievaulx” (Edizioni Lussografica, 2011). Attraverso un’analisi precisa ed
appassionata delle tre opere principali del cistercense infatti l’Autore
intende guidare il lettore alla riscoperta dell’originalità e della freschezza
del pensiero aelrediano il quale, prendendo le mosse dalla constatazione che
l’uomo è imago Dei e che nello stato
di natura integra l’amicizia tra l’uomo e Dio era perfetta, affronta il tema
dell’amicizia da una prospettiva cristologica, cercando di mostrare come solo
Cristo è stato in grado di risanare “la frattura generatasi nel rapporto
d’armoniosa amicizia di Adamo nei confronti del Creatore”. L’azione salvifica
di Cristo tuttavia, prosegue Aeleredo, non si è svolta solo in un senso per
così dire “verticale”, ristabilendo l’antica alleanza tra Dio e l’uomo, ma
anche in un senso “orizzontale” perché se gli uomini possono sperimentare tra
di loro una amicizia totalmente gratuita e totalmente disinteressata è solo
grazie all’esempio di Colui che, come si legge nel Vangelo di Giovanni, dà la
vita per coloro che ama. “Naturae simul et gratiae optimum donum”. In queste brevi
parole, che sono valse ad Aelredo l’appellativo di “Doctor amicitiæ”, è
racchiuso il significato dell’amicizia secondo il monaco cistercense: un dono,
“optimum”, frutto allo stesso tempo sia della natura, sia della Grazia.
Pubblicato su La Sicilia venerdì 16 settembre 2011

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