Tre milioni di persone, in pratica l’equivalente degli
abitanti di Roma, sono attese il 27 aprile in piazza S. Pietro e nelle zone
limitrofe per assistere alla canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo
II, i due papi che hanno segnato la storia della Chiesa e del mondo. Un numero
impressionante certo, ma irrisorio se paragonato alle decine di milioni di
persone che, pur non essendo fisicamente presenti a Roma, vorranno partecipare
a quest’ avvenimento così importante. Chi si occuperà di portare Roma al mondo
intero domenica 27 aprile sarà il Centro Televisivo Vaticano che ormai da molti
mesi è all’opera per organizzare e gestire dal punto di vista mediatico
l’evento dell’anno. A guidare tutte le operazioni c’è Mons. Dario Edoardo
Viganò, direttore del CTV, al quale abbiamo chiesto di raccontare in che modo
lui ed i suoi collaboratori si stanno preparando ad affrontare questa sfida appassionante.
Mons. Viganò da
quanto tempo state lavorando alla gestione mediatica delle canonizzazioni del
prossimo 27 aprile?
«Nell’ottobre dello scorso anno abbiamo dato forma alla
nostra idea e abbiamo individuato alcuni partner tecnologici a cui avremmo
potuto presentare il progetto. Dopo un paio di mesi in cui ci sono stati alcuni
briefing preparatori in cui abbiamo messo meglio a fuoco i dettagli, a dicembre
abbiamo organizzato un meeting al quale sono stati invitati i partner
tecnologici che avevamo scelto e abbiamo fissato un piano di lavoro con
scadenze ben precise. Giusto in questi giorni abbiamo una serie di incontri,
molto ravvicinati nel tempo, per mettere a punto gli ultimi particolari
tecnici».
Che ruolo ha svolto
in passato la televisione nel comunicare gli eventi ecclesiastici?
«La televisione, che ha raccontato per la prima volta il
Vaticano II, ha permesso di far comprendere che la Chiesa è un insieme di
diversità e raggruppa, tenendole insieme, persone che provengono da mondi
affatto diversi. La cattolicità, cioè l’universalità della Chiesa, un concetto
relegato fino ad allora alla sfera teologica, è stata resa manifesta grazie
alla televisione che ha mostrato al mondo i volti, i colori della pelle e gli
abiti dei tanti vescovi che partecipavano al Concilio».
E oggi quali sono le
principali novità che verranno introdotte considerando che non è la prima volta
che il CTV gestisce la comunicazione di un grosso evento mediatico riguardante
la vita della Chiesa?
«Ci saranno tre segnali di produzione, tutti e tre prodotti
dal CTV, in tre formati differenti. Avremo l’ HD, che è il nostro formato
tradizionale, il 3D e poi anche l’ultra
HD o 4K. Il motivo per cui abbiamo scelto di differenziare in questo modo i
segnali risponde ad una diversa modalità di comunicare l’evento delle
canonizzazioni: il “classico” HD è quello usato nel circuito internazionale e
trasmesso da tutte le televisioni del mondo. Ho scelto invece la tecnologia 3D
pensando alle moltissime persone che magari vorrebbero essere presenti ma che
di fatto, soprattutto in questo momento di crisi in cui diventa problematico
affrontare spese di viaggio e soggiorno a Roma, non potranno esserci. Il 3D
allora è stato pensato non come curiosità tecnologica, ma per consentire a coloro
i quali possiedono una smart TV di percepirsi “dentro”, come se fossero in
mezzo alla gente in piazza S. Pietro e dunque di vivere una fruizione
totalmente immersiva dell’evento. Il 4K è un formato che ancora non può essere
distribuito in Italia ma è stato scelto per soddisfare una delle mission del
CTV che è quella della documentazione. Questo formato infatti potrà essere
molto utile tra qualche anno agli storici per le loro ricerche presso gli
archivi audiovisivi che presto affiancheranno le biblioteche cartacee, anzi
dirò che una delle nuove frontiere della ricerca storica sarà proprio la
“visual history”».
A proposito del 3D quale
potrebbe essere, secondo lei, il valore aggiunto di questa tecnologia in un
evento ecclesiale di così grande portata?
«Abbiamo pensato di distribuire il segnale
3D, oltre alle case che dispongono di TV adatte, anche nei cinema che
supportano la tecnologia a tre dimensioni. In questo senso fino ad oggi ci è
pervenuta la richiesta da oltre venti paesi, dall’America all’Australia, di
poter distribuire il segnale in oltre 600 sale cinematografiche del mondo. Ecco
allora che il valore aggiunto del 3D appare evidente perché un grandissimo
numero di persone potrà “vivere” l’avvenimento di piazza S. Pietro come se si
trovasse realmente lì. In questo senso abbiamo scelto accuratamente dopo tre
sopralluoghi la dislocazione delle 13 telecamere in 3D, oltre a quelle in HD e
4K, in modo tale da enfatizzare al massimo l’effetto tridimensionale
rispettando comunque le esigenze della celebrazione liturgica».
Lei personalmente
come sta vivendo l’attesa del 27 aprile?
«Beh diciamo con grande fatica perché questi incontri
preparatori sono stati e sono molto complessi; con grande senso di sfida perché
un evento del genere, di portata mondiale, non è mai stato realizzato in questo
modo, basti pensare al fatto che verranno utilizzati ben nove satelliti mentre
per le olimpiadi invernali di Sochi ne sono stati usati solo quattro; ma anche con
grande tranquillità perché so di poter contare sull’intero staff del CTV che è
costituito davvero da professionisti straordinari».
Pubblicato su La Sicilia mercoledì 16 Aprile 2014


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