Professoressa qual è la sua opinione
sulla sentenza della Consulta?
«Mi sembra
una sentenza molto particolare perché compie una valutazione sostanziale di
alcuni articoli cardine della legge che invece a mio avviso avevano una loro
razionalità. Si tratta tra l’altro di una sentenza demolitiva in quanto
dichiarando incostituzionali sia l’articolo 4, sia il 9 che il 12 è come se
estirpasse dalla legge tutto il divieto fino alle radici lasciando campo libero
alle scelte dei singoli e dei medici e non definisce ad esempio se la donazione
dei gameti deve essere gratuita o a pagamento. Non chiarisce inoltre le
posizioni giuridiche del donatore rispetto al figlio e le posizioni giuridiche
del padre rispetto al figlio il quale, non essendo “geneticamente” suo, può
essere disconosciuto, cosa che l’articolo 9 comma 1 della legge invece proibiva.
Tutto questo devo dire mi sembra un risultato abbastanza sconcertante».
Secondo lei ci troviamo di fronte ad
un mutamento del concetto di madre in forza dell’arbitrio del legislatore?
«A questo
punto credo di sì. Abbiamo modificato la legge e quindi abbiamo modificato un
elemento sostanziale che è proprio il concetto di madre. Anche questo è un
elemento sorprendente perché di norma succede il contrario: non è l’elemento
giuridico a cambiare la sostanza, ma è la sostanza che cambia l’elemento
giuridico. Siamo di fronte a fenomeni la cui portata in questo momento ci è
oscura ed anche le conseguenze giuridiche e sociali per il momento restano
oscure. Io auspico davvero che si apra un confronto forte proprio sulla
sostanza delle cose, sul senso della maternità e della paternità».
Oggi manca un confronto serio a suo
giudizio?
«Ne sono
convinta. Oggi si stanno eliminando tute quelle barriere che l’ordinamento ha introdotto
perché le ha giudicate razionali all’interno sempre di limiti naturali ma sugli
effetti di questa eliminazione invece non si ragiona, non c’è un confronto
semplice, serio, senza pregiudizi. Si operano, ancora una volta, interventi
giurisprudenziali che agiscono palesemente sul senso della norma. Sono scelte
unilaterali, che dovrebbero essere applicate al caso singolo ed invece hanno un
riverbero importante sulla generalità. Questo, ancora una volta, è un fenomeno
che deve far riflettere perché ultimamente ogni giudice può diventare l’arbitro
della legge. Si fa presto ad abolire i limiti, ma ricostruirli poi a fronte di questioni
che nel tempo dovessero emergere diventa davvero molto più complicato».
I detrattori della legge 40 affermano
che le norme devono evitare di porre limiti alla libertà personale…
«Una
posizione che in effetti oggi è vincente perché, secondo me, va a pescare in
quella naturale ed infinita tendenza che l’uomo ha di essere felice.Ma questo desiderio
infinito dell’uomo però non può coincidere con l’illimitatezza delle sue
pretese, né tantomeno la legge può diventare lo strumento per rispondere a
questa infinitezza de desiderio. Sono questioni che impegneranno seriamente non
solo noi giuristi ma anche la società nella sua interezza.
Pubblicato su La Sicilia giovedì 10 Aprile 2014

Nessun commento:
Posta un commento