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giovedì 21 febbraio 2013

"L'infanzia di Gesù" tra teologia e storia

Scriveva Ludwig Wittgenstein che il cristianesimo è la descrizione di un evento reale nella vita dell’uomo. Difficile dunque non fare i conti con la figura di Cristo: l’ultimo libro del Papa ha contribuito di certo ad alimentare il dibattito, scuotere le coscienze, tendere gli animi verso l’evento che ha introdotto la più sconvolgente novità nel mondo: Dio fatto carne. Recentemente, presso il dipartimento di Scienze Umanistiche, a cura dell’associazione “Centro Culturale di Catania” si è svolto l’incontro di presentazione del testo di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI “L’infanzia di Gesù”, che ha visto protagonisti Antonio Di Grado, docente di Letteratura italiana presso l’Ateneo catanese, e Salvatore Scribano, cappellano del Policlinico Universitario. Di Grado, “letterato onnivoro e cristiano dilemmatico”, ha posto subito l’accento sulla compresenza dell’intento divulgativo e del rigore storico-filologico all’interno dell’opera ratzingeriana, in cui la semplicità di un linguaggio accessibile a tutti fa tutt’uno con la competenza del teologo e questa compenetrazione viene messa a servizio di idee forti e dimostrabili. Una di queste è certamente quella della continuità fra tradizione ebraica e tradizione cristiana: nella persona di Cristo si avverano le antiche promesse al popolo d’Israele e gli evangelisti Matteo, ma soprattutto Luca, attraverso la descrizione degli eventi della nascita di Gesù vogliono mettere in luce proprio questo legame. Ma c’è di più: in quel punto lontanissimo della periferia dell’impero romano la misericordia di Dio ha incrociato la storia dell’uomo, non solo quella del popolo d’Israele. Nei racconti dell’infanzia, ha sottolineato Scribano, la fonte non può essere stata il Gesù storico perché evidentemente egli non ha mai parlato della sua fanciullezza. Questi racconti provengono dall’ambiente familiare vicino a Gesù e il Papa nel suo lavoro ha portato avanti una precomprensione, come del resto fa ogni storico serio, prendendo sul serio queste narrazioni. Nei Vangeli bisogna sottolineare però che l’interesse storico per i fatti descritti va di pari passo con quella che potremmo chiamare la “traslucenza” della grande Presenza: il protagonista di quei racconti, Gesù, è il luogo fisico, carnale, di questa “traslucenza” di Dio, che affiora e si fa conoscere.


Pubblicato su La Sicilia giovedì 14 Febbraio 2013

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