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giovedì 28 febbraio 2013

La Chiesa "cioiosa" e la tristezza e la commozione del distacco

Il bus a due piani proveniente da Roma arriva a Catania in perfetto orario alle 19:20. Deve ripartire per la capitale tra dieci minuti, il tempo di far salire i passeggeri e caricare i bagagli. Qualcuno è in ritardo, però ha già pagato la sua prenotazione quindi è giusto che li si attenda un po’. L’autista, indispettito per il ritardo che si sta accumulando, richiama i passeggeri ancora in piedi a bordo con un urlaccio e li invita energicamente a prendere posto. Infine, con mezz’ora di ritardo, si parte. Certo, un pullman non è il mezzo più rapido, né tantomeno comodo per fare un viaggio da Catania verso la Città Eterna. Ma il motivo è talmente eccezionale che può giustificare anche una notte passata quasi in bianco e un mal di schiena incipiente: l’ultima udienza generale di Benedetto XVI prima della fine del pontificato, fissata da lui stesso il 28 febbraio. Si tratta dell’ ultima uscita “pubblica” del Papa e già da molti giorni si era stabilito di farla in piazza S. Pietro in previsione di un bagno di folla desiderosa di rendere omaggio ad un grande Papa. Che ci si aspetta davvero tanta gente lo si capisce dal fatto che alle 06.50 del mattino l’autobus preso alla stazione Termini e diretto verso il Vaticano viene bloccato all’altezza di Castel S. Angelo costringendo tutti gli occupanti a scendere ed a proseguire a piedi lungo via della Conciliazione trasformata per l’occasione in una gimkana di transenne e nastri. L’accesso alla piazza è lento perché le misure di sicurezza sono state rafforzate. Molti hanno in mano un cartoncino rosso, il pass, ma intorno si vedono anche sguardi preoccupati e interrogativi: sono quelli di coloro che non ce l’hanno e che temono di stare facendo inutilmente una fila kilometrica. In realtà l’accesso alla piazza, almeno da un certo punto in poi, oggi è libero e dunque, dopo essere stati controllati, si entra. Non sono nemmeno le 07.30, mancano ancora tre ore all’arrivo del Papa, eppure già mezza piazza e il sagrato rigurgitano di persone festanti e in attesa. Qualcuno si domanda chi sarà il prossimo Papa, un gruppetto di indiani insieme ad alcuni sudafricani intonano canti per Benedetto XVI scanditi dal suono delle vuvuzelas. Tantissime le bandiere che sventolano nel cielo, oggi di un azzurro intenso: ci sono i bavaresi, accorsi in migliaia a salutare il “loro” Papa, ma spiccano pure la bandiera libanese, quella giordana e, soprattutto, quella siriana. Innumerevoli gli striscioni dove le parole che ricorrono più spesso sono “grazie” e “ti vogliamo bene”. C’è chi invoca come successore di  Benedetto XVI lo stesso Benedetto XVI, chi addirittura, forzando i canoni, lo vorrebbe “santo… prima”. È un legame familiare, affettuoso quello che lega gli oltre centocinquantamila della piazza a Benedetto XVI. C’è la tristezza e la commozione del distacco, qualcuno mentre il Papa parla tira su col naso ripetutamente e si passa un fazzoletto sugli occhi umidi, ma c’è anche la coscienza  di appartenere ad un corpo vivo che è la Chiesa nella “cioiosa” certezza che il Signore è sempre con noi.


Pubblicato su La Sicilia giovedì 28 Febbraio 2013

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