Powered By Blogger

sabato 8 ottobre 2011

La critica "pura" di Debenedetti

«Questo scrittore per fortuna non pratica la letteratura come sfogo o privilegiata secrezione di un’anima bella. In lui c’è l’idea, tutt’altro che bacchettona, della letteratura come buona azione». Queste parole di Giacomo Debenedetti con le quali veniva proclamato il vincitore del Premio Crotone 1961, assegnato a Leonardo Sciascia per “Il Giorno della civetta”, sono una testimonianza della profonda stima che il critico letterario nutriva nei confronti dello scrittore siciliano, stima ampiamente ricambiata da Sciascia che lo definiva “il maggior critico italiano dei nostri anni”. Un recentissimo saggio di Pietro Milone ricostruisce, in un volume impreziosito da numerose fonti inedite, il rapporto dello scrittore di Racalmuto con Debenedetti. Ma non solo. Il sottotitolo del volume – “La musica dell’uomo solo tra Debenedetti, Calvino e Pasolini” – come in un gioco di specchi, riflette la fortunata espressione critica che Debenedetti coniò per Pirandello e la proietta su Sciascia poiché egli specchiava la propria identità di scrittore in quella dell’illustre conterraneo, verso il quale nutriva un profondo senso di figliolanza reso ancora più cogente, «dopo la contrapposizione antagonistica della giovanile ribellione», dalla scoperta di ciò che li accomunava. Ma “la musica dell’uomo solo” – prosegue Milone – è in realtà una polifonia perché è con i coetanei e fraterni Pasolini e Calvino che Sciascia si confronta, affidando alla letteratura la difesa di un destino di umanità per l’uomo attraverso il quale egli può conoscere se stesso e la verità.


Pubblicato su La Sicilia sabato 8 ottobre 2011

Nessun commento:

Posta un commento