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| (foto Davide Anastasi) |
Chissà come avrebbe reagito Luigi
Pirandello se gli avessero detto che un giorno una delle sue novelle
sarebbe stata messa in scena in un carcere e che gli attori sarebbero
stati proprio gli stessi detenuti? Eppure della compagnia teatrale,
assolutamente sui generis, che lungo il corso degli anni si è venuta
formando nella casa circondariale di piazza Lanza non ci si dovrebbe
ormai sorprendere più di tanto. Dopo il “Barabba” del premio
nobel svedese Lagerkvist questa volta è stato il turno de “La
giara”, una commedia famosissima del premio nobel agrigentino. La
tematica apparentemente più “leggera” rispetto alle precedenti
rappresentazioni non deve trarre in inganno perché nella commedia
infatti emergono chiaramente alcuni temi fondamentali della poetica
pirandelliana. Eppure nel cortile del carcere, adibito di solito a
campetto sportivo ma trasformato per l'occasione in un teatro
all'aperto, si ride delle disavventure del povero don Lolò Zirafa
alle prese con Zi' Dima Licasi e attorniato dagli altri personaggi
della commedia: l'avvocato Scimè, 'Mpari Pè, Tararà, Fillicò,
'gnà Tana e il mulattiere. Dialoghi tutti rigorosamente in dialetto
siciliano nei quali si colgono le varie sfumature, dagli accenti però
inconfondibili, del catanese, del paternese o dell'adranita.
Ciliegina sulla torta: il detenuto straniero che per l'occasione ha
imparato a recitare in dialetto! Il merito va sicuramente agli
attori-detenuti che, in un lasso di tempo brevissimo, hanno imparato
il copione e si sono calati perfettamente nelle parti loro assegnate
cimentandosi con un testo di non semplice resa scenica grazie anche
alla sapiente regia del professore Alfio Pennisi, preside del Liceo
Spedalieri con la collaborazione del dott. Giuseppe Avelli,
responsabile dell'area educativa del carcere e grazie anche all'aiuto
fattivo di tanti volontari che hanno contribuito alla realizzazione
della scenografia e dei costumi. «Il
laboratorio teatrale, giunto ormai al terzo anno, è – come
sottolineato dal comandante Salvatore Tramontana – una delle
attività che coinvolge maggiormente i carcerati».
Emblematica proprio la rappresentazione della commedia pirandelliana
alla quale hanno assistito contemporaneamente tutti i detenuti del
carcere, oltre trecento persone, e che ha costituito una novità
assoluta per piazza Lanza. «Il
segno di un rapporto di fiducia – ha sottolineato la dott.ssa
Elisabetta Zito, direttore della struttura – che negli anni è
andato via via rinforzandosi tra volontari, personale carcerario e
detenuti». La messa in
scena de “La giara” è coincisa anche con un avvenimento
particolare: il cappellano del carcere, mons. Francesco Ventorino, ha
da poco compiuto sessant'anni di sacerdozio ed è a lui che i
detenuti hanno voluto dedicare la piéce teatrale. Fino a qualche
anno fa – ha detto mons. Ventorino ai detenuti – mai avrei
immaginato di festeggiare i miei 60 anni di sacerdozio in questo
luogo così bello. Ed è bello perché qui l'inevitabile pena della
detenzione, che vi priva della libertà, si accompagna ad una
attenzione a non rendere ancora più gravosa questa pena a cui siete
sottoposti. Questo è un luogo umanissimo dove la vostra umanità
dolorante si incontra con l'umanità cristiana di chi vi sorveglia
perché nel cristianesimo l'uomo non perde mai la sua dignità
qualunque delitto commetta».
Pubblicato su La Sicilia mercoledì 17 settembre 2014


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